L’età del consenso, quella vera: riflessioni.

Prendo il discorso alla lontana.
Mi auguro che voi (e io con voi) riusciate a seguire i passaggi dei miei ragionamenti che formalizzo ora, espressi, e che vorrei siano presi come riflessioni, domande e non certezze, su un tema controverso e attuale dalla notte dei tempi che sta scaldando i salotti virtuali dei blogger che contano.

L’altro giorno ho negato a un sedicenne il prestito del DVD di Arancia Meccanica, in quanto film vietato ai minori di anni 18. Pur volendolo, non avrei potuto forzare il blocco imposto dal programma di prestito, poiché rispetto ai visti censura dei film (peraltro stabiliti all’epoca dell’uscita delle pellicole e mai sottoposti a revisione) il software non transige deroghe.
Il ragazzo, allibito, ha esclamato: “Ma come? Stai a vedere ora che non posso avere in prestito Arancia Meccanica!”.
Gli ho risposto che, figurarsi, fosse dipeso solo da me, glielo avrei dato eccome, io che le censure le aborro. Ne ho approfittato per rifilargli un po’ di cazzi miei – con il poveretto che mi guardava con una più che comprensibile espressione da SBATECAZ – cioè che la mia prima volta con Arancia Meccanica fu quando avevo vent’anni e non riuscii nemmeno a guardarlo per intero, tanto mi turbò la violenza che raccontava in modo più o meno esplicito. Riuscii a completare la visione solo cinque anni più tardi, e solo perché sapevo che la notte non avrei dormito sola. Ancora oggi, non è un film che rivedrei, per così dire, a cuor leggero, e sì che mi reputo una tipa dal palato avvezzo ai sapori forti.
“Fai così, dai, scaricatelo!”, gli ho detto col sorriso consegnandogli gli altri DVD.
Sorridendomi a sua volta, il ragazzo mi ha salutata e ha preso mestamente la via della porta. Mentre lo guardavo allontanarsi, provando un vago senso di colpa, mi sono chiesta: qual è l’età giusta per vedere Arancia Meccanica? Chi sono io per stabilire che lui non è pronto a vederlo? Chi sono io per interferire col suo legittimo desiderio di vedere un film come Arancia Meccanica nonostante i non raggiunti 18 anni di età? A quanti anni si raggiunge la vera età del consenso? E in ultimo: la si raggiunge mai davvero?

Occhio che ora traslo il discorso, non senza forzatura.
Tenenetevi forte.

Poiché sono in ferie per qualche giorno, stamane davanti al lungo caffè del mattino ne ho approfittato per leggere con attenzione ciò che penne autorevoli hanno scritto in rete sul caso delle due belle minorenni romane che si prostituivano con uomini di ogni età, guadagnando in poco tempo cifre che probabilmente né io e né voi vedremo mai se non con il binocolo.
Vi invito a fare altrettanto leggendo il verbo della Conchita, di Matteo, della Loredana e della Giulia. Se volete sapere come la penso, vi dico che il mio consenso rispetto alle argomentazioni trattate aumenta man mano che si procede dal nome di sinistra (Conchita) al nome di destra (Giulia).
Non so, a me la prostituzione smuove il dubbio come pochi altri argomenti. Provo una sofferenza quasi fisica leggendo o sentendo storie di persone (donne, uomini e bambini) costrette a prostituirsi e gioisco quando sento notizie di chi si affranca dal racket smettendo di fare la vita o sciegliendo di continuare a farla, ma alle sue condizioni, come libero/a (in ogni senso) professionista. In generale sarei portata a dire che prostituirsi non è mai la soluzione, ma lo dico io, con la mia storia privilegiata, la mia educazione con cui faccio i conti anche quando la sconfesso, la mia visione sulle cose. D’altro canto io sono io e non il mondo intero che vive in condizioni e secondo prospettive altre, e so che se la prostituzione è il mestiere più vecchio del mondo, un motivo dovrà pur esserci. E allora Let it be, a patto che sia ben regolamentata, tassata e soprattutto liberamente scelta da entrambe le parti, soprattutto da chi eroga il servizio.

Ora, la questione delle due giovani romane è spinosa perché coinvolge una quindicenne e una sedicenne. E qui tutto si complica.
Decido di soprassedere su tutte le considerazioni morali che si possono fare in merito, che peraltro sono state ampiamente trattate dalle suddette penne e che io condivido in diversa misura (crisi dei valori, l’assenza della famiglia, l’età acerba delle protagoniste, le motivazioni che spingono ragazze a prostituisi e uomini adulti ad andare con minorenni ecc…), preferendo chiedermi un po’ di cose: mediamente una sedicenne, al giorno d’oggi, in quale punto del percorso bambina-donna si trova? Possiamo ammettere anche solo idealmente che le due ragazze coinvolte abbiano scelto in modo consapevole di darsi alla prostituzione, al netto di tutte le influenze nefaste del contesto in cui vivono? Possiamo ipotizzare che la vita di queste minorenni – a quanto sembra ampiamente costellata di dolori e difficoltà – le abbia fatte crescere anzitempo, anticipando il loro ingresso ufficilae nell’età adulta? Possiamo contemplare l’eventualità che le due giovani prostitute – in virtù di tale possibile libera e consapevole scelta – possano anche non pentirsi dei loro atti, rivendicando il diritto di decidere per sè, e anche di decidere di sbagliare? Possiamo concepire che la prostituzione di queste due belle ragazze rappresenti – proprio come accade ne Giovane e Bella, l’ultimo film di François Ozon – una sorta di educazione sentimentale e di percorso di formazione della loro identità anche e non solo sessuale, per quanto scandalosi e non socialmente accettati? Se le due romane avessero avuto diciott’anni e un giorno, la società avrebbe tollerato o accettato maggiormente il loro prostituirsi?
Ecco, lungi dall’aver certezze al riguardo, anche perché non conosco a fondo le storie di queste due ragazze, io queste eventualità le prenderei in considerazione.

Chioso ancora con una serie di domande che racchiudono un po’ il senso delle mie riflessioni e che ci riportano circolarmente al principio del post.
Se è legittimo scegliere di prostituirsi – premessa opinabile, ovviamente – qual è l’età (se esiste) più giusta per portare avanti in modo ponderato e “adulto” questa scelta? A quanti anni si raggiunge la vera età del consenso? E in ultimo: la si raggiunge mai davvero?

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16 pensieri su “L’età del consenso, quella vera: riflessioni.

  1. Arancia Meccanica l’ho visto al cinema, quando l’hanno ridistribuito. Allora dovevo avere almeno 18 anni e credo di averli avuti giusti, quindi sarà stato l’87 o giù di lì.
    L’ho guardato fino in fondo con trasporto: musiche favolose, scenografie e costumi meravigliosi, riprese tipicamente kubrickiane, l’ho trovato persino esaltante. E con lo stesso sentimento continuo a riguardarlo oggi, come tutti gli altri film di Kubrick: bellissimo ad ogni visione.
    La violenza? Boh, non l’ho trovata shockante, anzi non ci ho fatto particolarmente caso. Ho sempre ben presente che ciò che si vede al cinema è tutto finto, difficilmente riesco ad uscire da questa visione critica, non riesco a prendere le parti per un personaggio, o anche solo per qualche istante venire talmente coinvolto dalla rappresentazione da dimenticare che di finzione si tratti.
    Non sono diventato un teppista né mi sono messo a picchiare i barboni. L’avessi vista anche a 14 anni non sarebbe cambiato nulla.
    Penso dipenda dalle persone e dal loro modo di considerare la finzione.

  2. Argomento invero spinoso e trattato con molta onestà e lucidità. Porta con sè un universo di domande.
    La censura, per esempio: è vero che non esiste praticamente più quella cinematografica, e poco quella televisiva, ma come affrontare il problema della censura vs. tutela dei minori su internet, data la facilità con cui possono reperire qualunque cosa? Chi decide fino a che età uno sia da tutelare? A che età lasceresti navigare liberamente su internet una figlioletta o una sorellina?
    Tu sai bene che esistono libri che possono fare molto più male, se letti a un’età acerba, di un film come Arancia Meccanica, ma sui libri non ci sono bollini “VM18” (non so se in biblioteca ci sono). Tu come risponde se un tredicenne ti chiede De Sade?
    E’ chiaro che l’unica soluzione socialmente sostenibile per certe situazioni sia fissare dei paletti per legge, altrimenti ci vorrebbe un esame di maturità (in senso vero) per ogni persona e per ogni contesto. Tipo è giusto non vendere il superalcolico al minore, anche se sai benissimo che poi manda l’amico e ne beve anche lui? Lo Stato decide ciò che è bene, noi lo abbiamo demandato, anche se a volte non siamo d’accordo su cos’è il bene secondo lo Stato.
    Sempre per traslazioni, e senza forzature, a che età è giusto poter votare per le politiche? Viene prima l’età “del consenso” per prostituirsi o per eleggere il Parlamento italiano?
    Domande aperte.
    Invero spinose.

    • Carlo, è chiaro che i paletti legali e morali sono necessari e funzionali a una società organizzata. Però forse con il mio post ho voluto mettere l’accento piuttosto sui modi in cui la vita – che è fluida per definizione – sfugge, non si riconosce, trascende questi limiti.
      Rispetto al discorso dei libri a cui accennavi, ammetto che il problema si pone e va considerato caso per caso. Ma a un/a sedicenne consiglierei molto più un DE SADE che col suo scabroso erotismo fa anche una critica feroce alla società del suo tempo, che le 50 SFUMATURE DI GRIGIO/NERO/ROSSO che ripropongono un cliché stantio e lesivo della donna, dell’uomo e dei rapporti uomo-donna. E ce ne sono di ragazzine attratte dalle 50 sfumature, non sai quante.
      E di certo consiglierei, e ho consigliato, L’ARTE DELLA GIOIA che invita a una ricerca continua e libera della propria felicità, al riparo da schemi e dogmatismi, che sono quelli sociali, ma anche quelli che noi stessi ci poniamo.

  3. Pollina….saggia e controversa.Io a16 anni giocavo con bambole come la tua …quella con l’alopecia…però un po’ di sesso..per amore…, ovvio, con Ken glielo facevo fare….io sono ancora lì :O)

  4. comunque ieri ho visto Giovane e bella. Film tecnicamente e visivamente molto ben fatto (del resto è Ozon), mi è piaciuto il fatto che la “scelta” della protagonista non fosse nè esaltata nè stigmatizzata dal regista però confesso di non aver ben capito il senso del film..è una controversa “educazioe sentimentale” e non solo? E allora cos’ha imparato lei alla fine?

    • Ciao Paolo, non so cosa Isabelle abbia imparato alla fine della sua esperienza. Lo scoprirà col tempo, se lo vorrà scoprire. Sicuramente la archivierà come esperienza che doveva essere compiuta, perché qualcosa dentro di sè (un impulso, un desiderio, un disagio, curiosità…) le chiedeva di farlo.
      Grazie per il commento!

      • ciò che è spiazzante del film è che la protagonista non ha un problema nè psicologico, nè familiare nè tantomeno economico che “spieghi” perchè si prostituisce, non è neanche una vittima più o meno consapevole di determinati “modelli consumistici o mediatici” come si legge spesso in certi editoriali che appunto vorrebbero spiegare perchè: non si prostituisce per comprare abiti firmati o beni di lusso, in effetti non la vediamo mai spendere il suo denaro.

      • che poi non tutte le ragazze con problemi di vario tipo o che vedono i “modelli” di cui sopra si prostituiscono quindi anche quelle spiegazioni sono parziali.
        Grazie a te per la risposta..penso tu abbia ragione su Isabelle

  5. sarà che io reputo i ragazzini degli adulti in miniatura ma nell’educazione delle mie figlie non mi sono mai posta problemi di età, solo di comprensione. per la questione delle ragazzine romane non so, ci ho visto solo uno dei tanti allarmi di povertà dilagante. fra un po’ organizzeranno pullman e aerei verso Roma/Milano per il turismo sessuale come fino a qualche anno fa facevano gli italiani verso Cuba o Thailandia. triste ma reale.

    • tony, non ho dubbi che il tuo contributo sia as usual pertinentissimo. La fama lafaringea in questo campo ti precede.
      Ma vedi, è successo che ieri sera ho rovesciato il tonico per struccarmi sul mio pc, e mi è ovviamente andato a culo.
      Appena sono nella posizione di aprirlo in condizioni di sicurezza, il link, lo leggerò attentivement.
      Nel frattempo un CIAONE dalla Polly.
      (Save a bottle for me)

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