A volte ritornano: i Baustelle son tornati con un nuovo album, con i loro suoni e i loro testi pretenziosi, inutilmente rucercati, privi di sostanza.
Oh, è la mia opinione, certo. Tuttavia mi pare lapalissiano che il singolo Amanda Lear  sia un plagio totale e sterile di Common people dei Pulp (che adoro).

E allora non so vo cosa fate quando la fuffa avanza, ma io cerco la sostanza, quella sostanza a cui magari capita di citare, di celebrare, di ammiccare al passato, ma che lo fa con eleganza e originalità.
Sostanza è, per esempio, Gil Scot-Heron.
E qui sotto la raffinatissima e sorprendenre Lady day & John Coltrane.
Si ringrazia, come sempre, la youtube.

 

la Melania desnuda

Apprendo con un certo raccapriccio dell’embargo simbolico perpetrato al guardaroba della nuova first lady degli Stati Uniti, la Melania Trump. Pare infatti che diversi stilisti statunitensi le abbiano sbattuto in faccia le porte delle loro blasonatissime maisons, al grido di: “Ci vediamo poi tra quattro anni, cara Melania, quando a dio piacendo tuo marito non verrà riconfermato Presidente!”.

C’è chi – come lo stilista/regista Tom Ford – ha motivato la sua scelta adducendo ragioni fragili come pane carasau appena sfornato, tipo: “I miei abiti sono troppo costosi per qualunque first lady, non avrei vestito nemmeno la Clinton per lo stesso motivo”.
Mhm, mi piacerebbe un bel po’ ravanare nelle cabine-armadio delle first lady del mondo intiero e verificare se realmente non contemplano capi cuciti su misura dalle manine d’oro del nostro caro Tom.
E comunque, Tom, se sono i soldi il tuo unico scrupolo, consentimi di darti un suggerimento su come superare questo impasse: tu fai il tuo bravo dovere di cittadino statunitense e vesti su misura la moglie del Presidente regolarmente eletto. Mica le devi fare il guardaroba, ma un abito per una occasione  sì; il vestito glielo fai non bello – di più – proprio come dovresti saperli fare tu; e alla Melania non glielo vendi, ma come si fa in moltissime occasioni glielo presti, glielo affitti, glielo dài in comodato d’uso; poi dopo che lei si è fatta un giro e ci ha sudato un po’ dentro, lo vendi senza mandarlo al lavasecco e il ricavato lo devolvi in beneficenza, così ci fai un figurone da filantropo progressista intellettuale creativo quale certamente sei, e accontenti qualche feticista/stalker milionario che ne farà buon uso.
La verità, Tom, la vera verità è che con il tuo rifiuto i soldi c’entrano poco o nulla: tu non vuoi che alle tue raffinatissime e progressistissime creazioni si associ nemmeno per sbaglio quel colabrodo di uomo e politico che è Donald Trump. Per quanto mi riguarda non sarebbe accaduto, perché a te – in quanto stilista – non chiedo altro che vestiti di pregio che coprano e abbelliscano i corpi, mica vestiti che traccino, accompagnino o riflettano la storia politica mondiale. Concedo questo privilegio solo alla Coco Chanel, le cui collezioni brillano ancora di luce propria a dispetto della sua acclarata connivenza con il regime nazista. Il regime nazista che ha ammazzato milioni di persone, mica cotiche. E tu ti stai a far problemi per un paio di vestiti  cuciti addosso a quella che fin qui è solo una coppia macchietta?
Ma poi: se Trump è il tuo problema, perché punire la Melania?

A ogni buon conto, mentre codesti stilisti engagés della nostra minchia stanno a menarsela dando alle loro creazioni un significato politico di cui personalmente non sento l’esigenza, dimentichi che essi sono – anche, se non prima di tutto – dei commercianti, e che come dice il detto sacrosantissimo Pecunia non olet; ecco, dicevo, mentre questi creativi fanno obiezione di coscienza, la Michelle Obama si fa immortalare indisturbata agli ultimi ricevimenti presidenziali prima del cambio della guardia, inguainata in splendidi abiti delle più blasonate e costose griffes mondiali.

michelle
In questa foto: Michelle Obama indossa un abito Gucci
(di cui Tom Ford è stato direttore creativo)

Eh, direte voi, ma la Michelle è diversa.
Perché diversa? Solo perché é moglie di un presidente più presentabile, agli occhi dell’opinione pubblica democratica?

Ora, l’occasione mi è lieta per comunicare quanto segue:

Mi sarei anche rotta i maroni di questi endorsement eccellenti di gente che con la politica non c’entra un emerito.
Se mi dici come la pensi politicamente, caro artista della qualunque arte, mi può anche andare bene. Ma se poi mi fai il concerto/sfilata/mostra/rappresentazione teatrale strumentale a qualsivoglia campagna elettorale o corrente politica, mi scendi per una braga in un secondo.

Oh, e adesso che mi sono sfogata, passiamo alle cose serie, ché qui c’è un’emergenza da affrontare: VESTIRE LA MELANIA.  (#unostilistaperMelania, #vestiamoMelania)
Ora, a quanto ne so, dal giorno della vittoria di Donald Trump, la Melania mi vaga nuda avanti e indietro per la 5th Avenue di Nuova York, ché nessuno se la fila di pezza.
Fa un freddo maialo a Nuova York in dicembre, perciò non c’è tempo da perdere!
E allora pensavo: se sospendessimo per un attimo le donazioni ai terremotati di Marche, Umbria e Lazio e mandassimo tutti quanti un sms da 2 euri per foraggiare la Melania? Una manciata di abiti chiccosi ne escon fuori se tutti contribuiamo!
Dovrà pure avercelo un vestito degno per il G8 e per i ricevimenti alla Casa Bianca in cui canterà Bocelli!

Dài, che l’unione fa la forza!
Dài che è Natale!
Non vi ho convinti? Ecco un’immagine che vi spezzerà il cuore e motiverà i vostri portafogli…

melania

Oh, io poi mi son messa lì, di buonissima lena, a cucirle tubini su tubini, e gonne a nastro, gonne per ogni occasione. Il tempo di rifinire tutto con la taglia e cuci (che mi devo fare prestare) e glielo mando con un corriere.
Nel pacco le scriverò il biglietto in cui le spiegherò che le cuciture storte e i fili a penzoloni corrispondono al mio ideale giandico di moda, e che costituiscono l’elemento caratteristico e di pregio delle mie collezioni.
Immagino sarà fiera di indossare un po’ di buon vecchio Made in Italy, no?
In attesa che gli stilisti ammerigani si curino un po’ la miopia e perdano un po’ di quella  rancida, vacua, inutile spocchia gauche caviar.

Pure la Sharon

Che fosse donna (oltreché voce) cazzutissima, lo si deduce anche dalla nonchalance con cui esibiva, in questo video, la testa glabra per la chemio. Che non è servita a niente, evidentemente.
Ciao anche a te, Sharon.
A questo punto però mi sarei anche rotta i maroni di questa ecatombe di 2016.